Vetrata della fondazione (parte sinistra) - tempera su carta - 1979

Vetrata della fondazione (parte sinistra) - tempera su carta - 1979

Uccello nel sole - inchiostro di china, lavis d'inchiostro di china, acquerello, tempera - 1977

Uccello nel sole - inchiostro di china, lavis d'inchiostro di china, acquerello, tempera - 1977

Trasformare il mondo secondo Miro

Comprendere la pittura di Miró(1893-1983) è innanzitutto un esercizio di semplicità e di libertà. Un esercizio di pittura artistica in cui predomina il lasciare andare se stessi e l'immaginazione a partire da ciò che si vede, si sente e si associa.
Insomma, non bisogna fare niente e lasciare che tutto si generi da sé. Miró diceva di lavorare come un giardiniere o un vignaiolo. Le sue immagini e il vocabolario di forme nascono e crescono nella pittura acrilica. Così una forma, che non è stata decisa in precedenza, suggerisce, fa nascere il segno di un uccello, di una donna, di una pianta. Diceva che così facendo seguiva Matisse, lasciandosi guidare dalla mano. Gli elementi, la linea o la macchia di colore germinano e si trasformano. Esempio: dal letame nasce un fiore. “Un piccolo filo che si stacca della tela, una goccia d'acqua che cade, un granello di polvere o un bagliore di luce scatenano un mondo”.
Egli riesce a creare un universo in permanente divenire in cui tutto ciò che lo circonda s'impregna. Come l'eco di un rituale alla sua giovinezza, quando il non avere di che mangiare lo rendeva soggetto ad allucinazioni e abbagliamenti che hanno creato via via associazioni naturali e insolite. “Non dipingevo quello che vedevo in sogno, ma quello che la fame produceva: Questi stati di trance permettono la transizione, la trasformazione. In seguito, praticherà il digiuno “per vedere meglio”, prima di confrontare le sue pratiche con quelle di un tiratore d'arco giapponese: concentrazione, tensione, allentamento e abbandono.

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